Fernando Larcher - Folgaria

Fernando Larcher


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In ricordo di Fulvio

Fulvio se ne è andato per sempre giovedì 15 marzo. Ne hanno parlato abbondantemente i giornali, sia l’Adige che il Trentino gli hanno dedicato ampi spazi, l’Adige gli ha riservato addirittura un’apertura in prima pagina e un commento di spalla a firma di Giovanna Ulrici.
Ma chi era Fulvio Forrer per meritare tanto? Paradossalmente, come spesso succede, era più conosciuto al di fuori che non quassù, dalle sue parti. Del resto è normale, Fulvio «era di Folgaria» (più precisamente di Mezzomonte, località Ca’ nóve) in senso lato, per il fatto che la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa a Bolzano prima (dove è nato) e a Trento poi. Nella casa di famiglia ci veniva però tutti gli anni, fin da quando era bambino, anche se solo per le vacanze o per brevi periodi di riposo.
Nato a Bolzano nel 1957, laureatosi in urbanistica alla facoltà di architettura di Venezia, grazie alla sua preparazione tecnica è diventato presto uno dei personaggi più preparati del mondo ambientalista provinciale. Nel contempo è diventato un tecnico stimatissimo, per la sua levatura professionale e per la sua invidiabile capacità di relazionarsi con tutti. Ha lavorato per i comuni di mezzo Trentino nella redazione di studi di impatto ambientale, programmazioni urbanistiche e quant’altro.


È stato presidente e vicepresidente della sezione provinciale dell’INU (l’Istituto Nazionale di Urbanistica), è stato componente del direttivo Cipra Italia e del Comitato Provinciale dell’Ambiente. Politicamente era attivo nel gruppo dei Verdi del Trentino, ma sempre come spirito libero, indipendente. Certamente era un idealista, per lui il territorio, l’ambiente erano valori così alti che non potevano non meritare un uso estremamente attento e ponderato, il contrario di quanto non si faccia normalmente.
Nel 1980 – 1981 ci trovammo a condividere assieme l’esperienza della OLAF, la prima e unica cooperativa di giovani boscaioli locali. Ci siamo ritrovati poi due anni fa mentre stavo lavorando al libro su Mezzomonte, per un capitolo che gli stava a cuore e che naturalmente riguardava il territorio edificato, le abitazioni rurali. Ho sempre ammirato il suo inguaribile ottimismo. Quel suo guardare avanti con la battuta pronta e la risata sincera anche nell’abbraccio letale e devastante della malattia, nella consapevolezza di avere i giorni contati. Mi è sembrato un dono grande, solo suo e di pochi altri.
Ci siamo visti una settimana prima che si spegnesse. Da oltre un anno si era appassionato al fumetto come forma di comunicazione e coltivava un progetto editoriale che gli premeva molto, che lo appassionava e che purtroppo non ha potuto completare. Ne riparleremo a giugno, mi ha detto, sapendo forse che giugno sarebbe stato troppo lontano.
Non è stato certamente casuale quel suo ultimo scavare nella storia di famiglia, quel suo riavvicinarsi progressivo alle origini, fino al punto da voler essere sepolto qui, a Folgaria, come un lento ma determinato ritorno a casa. Bentornato Fulvio, bentornato, anche se non ci sei più. Ci mancherai molto, lo sai.

Fernando

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